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INVESTIRE IN ORO

Ogni tanto la politica pensa di vendere l'oro di Bankitalia per
diminuire il debito pubblico italiano oppure pensa di usarlo come
collaterale (garanzia) per nuove emissioni di debito.
Già' nel 2009 Berlusconi propose
 di utilizzare parte dell'oro di Bankitalia per
finanziare la spesa pubblica.
Non se ne fece niente perché le riserve delle Banche Centrali dell'
Eurozona non possono essere utilizzate per finanziare il deficit dei
Governi e ancora oggi e' così'.
L'oro e' sempre stato considerato un bene rifugio e grazie al
suo elevato valore intrinseco, dà  a chi lo possiede la
tranquillita' di poterlo cambiare in beni e servizi.
Erano in oro le prime emissioni di moneta che, utilizzata come
unita' di pagamento per lo scambio di merci e prodotti,
ando' progressivamente a sostituire il baratto.
Divenne così un elemento importante per poter emettere moneta.
Nel 1944, per regolarizzare gli scambi commerciali che avvenivano in
valute/monete diverse con notevoli oscillazioni, gli accordi di Bretton Woods stabilirono un sistema di regolazione dei cambi a livello internazionale alla cui
base c' era la moneta dollaro che divenne così l' unica
moneta convertibile in oro al cambio fisso di 35 dollari l'oncia
(ancora oggi il prezzo dell'oro e' formato in dollari /oncia).
Significava che chiunque possedesse dollari, poteva chiederne la
conversione in oro in qualsiasi momento.
A seguito di quegli accordi vennero costituiti il Fondo Monetario
Internazionale e la Banca Mondiale, istituzioni che esistono tuttora.
Nacque da qui' la forza del dollaro che divenne poi la moneta di
scambio per eccellenza.
Il 15 Agosto del 1971, a causa del forte debito americano accumulato
per la guerra del Vietnam, Richard Nixon a Camp David, sospese la
convertibilità' del dollaro in oro in quanto le crescenti
richieste di conversione stavano assottigliando le riserve USA.
Nel Dicembre 1971 i membri del G Dieci dettero l' addio agli
accordi di Bretton Woods , il dollaro perdendo il suo riferimento di
convertibilità' in oro,si svaluto' e iniziò la fluttuazione
dei cambi che prima erano a parità' fisse o con bande di
oscillazioni limitate.
Perché' questa lunga premessa? Perche' e' se non si conosce
un po' della storia dell'oro e delle sue impicazioni
politico/economiche e' difficile poter fare considerazioni per valutare la convenienza di acquistare e detenere oro.
Sulla base di queste implicazioni, l'oro, dal valore di cambio
prefissato nel 1944 a 35 $oz, e' cresciuto passando dagli 80 $oz
nei periodi immediatamente successivi l'abbandono degli accordi di
BW e agli 850 $oz del 1980 per poi scendere verso un minimo di 300 $oz
negli anni 2000 per ancora riprendere la sua vertiginosa corsa al
rialzo degli ultimi anni con valori ormai vicini a 2000 $ oz.
Come mai? Molte nazioni , prima tra tutte l'America , hanno
iniziato una progressiva politica di sostegno al crescente
indebitamento pubblico stampando cartamoneta a prescindere
dalle riserve  in oro detenute.
La politica di tassi di interesse contenuti, per finanziare
agevolmente questo debito,ha fatto si che al progressivo
deterioramento della qualita' dello stesso si accrescesse il
valore delle riserve auree .

Chi compra oro?
Essendo un ottimo conduttore di elettricita', e'
acquistato come materia prima dalle aziende che producono componenti
elettronici e dalle aziende orafe che creano gioielli e li esportano
oggi in quantita' crescenti nei paesi emergenti asiatici.
Proprio la Cina e l' India sono i motori della domanda d'oro e
rappresentano più' del 50% della domanda mondiale tra barre,
monete e oreficeria.
Come si compra l'oro?
Acquistando l' oro in lingotti presso le circa 400 agenzie
autorizzate da Bankitalia o acquistando l'oro monetato (sterline
Elisabetta, etc) i cui prezzi di acquisto e vendita sono indicati
nella pagina "finanza e mercati" del Sole 24h a cura di
Confinvest o acquistando ETC rappresentativi del metallo (ce ne sono
anche a leva) ,preferendo quelli che prevedono l' acquisto e l'
eventuale consegna dell' oro fisico.
Perché comprarlo?
Le feste natalizie incombono e regalare oro, sterline Elisabetta,
gioielli in oro, etc e' tradizione bene augurante in tutto il mondo
e questo genera domanda e generalmente un trend positivo di breve
periodo sul metallo.
Se invece si vuol proprio "investire" sul metallo allora
è' meglio impostare una strategia di investimento di lungo
periodo, infatti , l'oro, che rappresenta ancora oggi il bene
rifugio per eccellenza che valorizzava tempo fa  intorno ai 1700 $oz
ed oggi a  circa 300$oz
ha ritracciato dai massimi per effetto di politiche riduttive
del debito che diversi stati europei e mondiali stanno adottando.
Le previsioni di rialzo/ribasso dell'oro sono quindi legate
all'efficacia o meno di queste politiche.
Se si tratta invece di acquistare monete d'oro per tesorizzarle o
farne oggetto di regalo ai nipotini, valgono le attenzioni di
cui sopra tenendo conto che il trend Bull Market del metallo e'
iniziato nel  lontano 2001.
E' del 7/1/2000 la legge n 17 che recepisce una precedente
normativa europea secondo cui viene abolito il regime di monopolio
sull'oro da investimento e il privato può' da quel momento
detenere oro in lingotti e comprarlo in regime di esenzione iva.
Si può intervenire sull'oro anche tramite lo strumento dei Fondi
di Investimento, in questo caso si acquista un sottostante fatto da
azioni di aziende che estraggono lavorano e commercializzano il
metallo prezioso e questa e' una buona opportunità' in quanto
dette azioni, al contrario dell'oro fisico, sono sottovalutate.

Le plusvalenze sull'oro, considerate alla pari del Capital Gain,
sono tassate al 26% con un piccolo interessante vantaggio: quando
si vendono oro o monete di cui non si è in grado di documentare il prezzo
di acquisto si applica il Capital Gain forfettariamente sul 25% del valore di realizzo e solo su questo si paga il 26% di imposta.
È' indubbio il vantaggio fiscale di chi realizza oggi gli acquisti
effettuati negli anni ottanta.


 
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I TASSI DI SUPERMARIO

La condizione migliore per seguire gli eventi della BCE è "stare alla finestra".
I mercati azionari arrivano da condizioni di ipercomprato consistenti ed è necessario attendere, in merito ai tassi, le ben più importanti decisioni della FED.
In Europa il movimento dei mercati ieri è stato frenetico, mentre in USA l'impatto degli annunci della BCE è stato più limitato mostrando ancora una volta come gli operatori preferiscano concentrare i capitali su questo mercato ritenuto più stabile e sicuro.
Cercando di dare una mano agli istituti di credito europei Draghi sta tentando di annullare l'effetto dei tassi negativi sui depositi bancari permettendo a chi presta denaro attraverso LTRO di compensare i tassi negativi sui depositi bancari con i tassi negativi sui prestiti.
Ora i depositi presso BCE sono a -0,40%.
Porre in essere l'acquisto di corporate bond, ora permesso, è problematico e dovrà essere implementato per evitare rischi di disparità sistemica tra impresa e impresa.
Dopo gli straordinari interventi di Draghi, l'attenzione si sposta perciò sulle prossime decisioni della FED che, in considerazione dei dati sull'occupazione USA, sempre più buoni, potrebbero essere quelle di confermare la politica di rialzo dei tassi iniziata il 16 dicembre 2015.
Su questo c'è ancora incertezza in quanto i redditi negli Stati Uniti non crescono in maniera significativa, anche se si sta già manifestando qualche pressione inflazionistica.
Ecco il grafico che mostra un sondaggio degli economisti sulle aspettative di rialzo dei tassi.
80% di consensi per un rialzo a giugno




11 marzo 2016
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Caro Monti

...ma tutto questo " debito"  da dove salta fuori?
Faccio fatica a pensare che la causa sia stato mio Padre , servitore della patria o quelli come lui, che compravano solo se avevano i soldi e non ci mancava niente.
Tanto meno riescona incolpare mio nonno contadino che alle quattro del mattino andava al mercato a vendere il prodotto del suo lavoro per poter crescere nove figli. Non sapeva cosa erano le banche e quanto ricavava dalla vendita di frutta e verdura lo conservava nel grande vaso di ceramica che stava chiuso nella dispensa (come il pane).
Allora, l'Italia e la politica erano un'altra cosa.

Oggi come ieri  e l' altro ieri pago le tasse e penso, con questo, di alimentare uno Stato che mi dia servizi pubblici efficienti, una buona pensione, un sistema sanitario valido, istruzione e  opportunita' di lavoro per i miei figli, etc..

Ma questi "sogni" stanno svanendo. Lo Stato sociale che cerchiamo di sostenere, si scioglie come neve al sole. C'e' qualcosa che mi sfugge: chi cura i conti dello stato? Cosa si fa delle tasse che paghiamo, anzi che siamo costretti a pagare e che sono sempre di più?

E' scontato pensare alla politica che, ha abdicato per lasciare la patata bollente nelle mani di Monti. Come mai?

La risposta e' semplice: la politica, madre di tutti i problemi che oggi abbiamo da risolvere (debito pubblico, sistema del credito, recessione, disoccupazione) si e' sempre comportata così.
Vuole  il potere, per averlo cerca il consenso del popolo, per ottenerlo fa promesse (elettorali) e se lo ottiene, cerca di conservarlo mantenendo le promesse, come?
Passando alla cassa. Quale? Quella dello Stato.
Il sistema  ha funzionato  fino a che il nostro Paese era in crescita virtuosa ( piu' reddito, maggiori entrate fiscali, più disponibilita' per far fronte a promesse).
Ora che il virtuosismo e' praticamente finito e stiamo andando lentamente verso una recessione, i conti non tornano e il giochetto non funziona più.

Oggi, siamo condannati a far fronte a debiti storici, contratti dalla politica delle promesse con nuove, continue e sempre  piu' pesanti imposizioni fiscali.
E cosi', andiamo avanti con le tirate di orecchi dell'Unione europea, i "compiti a casa" che si "devono" fare, i down grade che fanno crescere il costo da sostenere per rifinanziare il  nostro debito e il rischio che si debba abbandonare la moneta unica.
E qui' la politica cosa ha fatto? 
Cosa  si puo' fare per uscire dalle secche?
Lo sanno bene gli americani che, quando scoppio' la crisi dei mutui subprime, lasciarono capitolare Lehman facendo collassare il loro sistema creditizio con conseguente crollo dei titoli di debito in tutto il mondo.

Con una decina di stati federali, tra i quali la Calfornia, sull'orlo del fallimento sopperirono alla carenza di liquidita' del sistema bancario con la piu' grande operazione di signoraggio che la storia ricordi.
Per rimettere in moto il sistema del credito, fecero ricorso allo"stampaggio di dollari" , ad un costo del denaro quasi nullo e obbligarono le banche a finanziarsi.
In due mesi le banconote circolanti  aumentarono del 75%  e  le banche con i finanziamenti ricevuti si dedicarono al riacquisto del loro debito  a sconto ottenendo  una sostanziosa riduzione dello stesso in conto capitale  e in conto interessi.

Ricordo che, il colosso assicurativo americano AIG,  che all'epoca aveva una sua emissione obbligazionaria che quotava poco piu' dell'8% del suo valore di emissione, quando venne nazionalizzata e venne pagata la cedola in scadenza, uso' proprio finanziamenti forzosi per  riacquistare a sconto il proprio debito.

Una ricetta perfetta, ma chi ha pagato il conto?
Non di sicuro i cittadini americani poiché non detengono il debito USA in misura significativa. Il 30% ce l' anno i cinesi, il  30%  i giapponesi, il 10% l' Europa, etc.

In Europa, ora, la storia e' la stessa, debito pubblico importante, banche senza  liquidita', tassi tendenti  a zero.
Ci sono pero' alcune variabili  che sono come sabbia negli ingranaggi; il debito sovrano europeo e' intrattenuto per piu' del 50% dagli  europei e la BCE non puo' "stampare" (almeno per ora).
Cosi', ci e' preclusa la possibilità di usare il metodo americano per la progressiva riduzione del debito.

Le banche italiane,  per sopperire ai  loro problemi di liquidita', cronici, hanno dapprima  effettuato massicce operazioni di  accorpamento (to big to fail) poi incentivato la raccolta proponendo tassi fuori mercato ( pct, c/deposito, etc ), poi hanno emesso titoli di debito collocati ai loro clienti  ed infine attuato aumenti di capitale.

Finite le cartucce,  alle banche  come allo Stato non e' rimasto altro che rifornirsi di liquidita' pagando il denaro "spreddato", cioe' con quel differenziale di costo che  copre il maggior rischio di insolvenza che ogni Istituto  o Stato ha in funzione della capacita' maggiore o minore di rimborsare i debiti.

A proposito, ma chi ha insegnato al risparmiatore italiano che con fatica, sacrifici e  tante privazioni  ha accumulato risparmi, a comprare il debito degli altri?

E' un buon investimento per un risparmiatore detenere  oggi obbligazioni di debito bancario o sovrano che talvolta sono anche illiquide?

Caro Monti, advisor della Grecia per l' entrata  nell'Europa, ci pensiamo ad allentare i lacci del rigore e a non demonizzare  i contribuenti che ormai girano tutti con l'elmetto?

Dopo aver lavorato,fatto impresa, guadagnato, dichiarato, pagato le imposte e tasse, sottoscritto il debito sovrano, rinunciato alla pensione, pagata la patrimoniale sulla ricchezza mobiliare e immobiliare ed anche sul risparmio previdenziale, pagati stipendi ai collaboratori e contributi per se e per gli altri, pagata l'Imu insieme il mutuo casa, pagato il rincaro dell'Iva, della benzina, della bolletta della luce e del gas...... cos'altro dobbiamo pagare?
Non siamo forse noi che contribuiamo al bilancio dello Stato pagando imposte e tasse e dunque, non dobbiamo forse noi chiedere conto di cosa viene fatto con queste risorse  invece di  rendere noi continuamente conto di quello che facciamo ad uno stato che sperpera e poi ci presenta il conto?

Tra poco, gli italiani che pensano ancora che il mattone sia un bene rifugio ma non ci credono piu' e che sono paralizzati dalle tasse, dai rincari e dagli aumenti, torneranno dalle ferie  e meritano sicuramente di vedere una luce in fondo al tunnel che non sia il treno che arriva e che li investe  e di trovare un po' di ottimismo che faccia tornare la speranza e  la motivazione che oggi e' rinchiusa nel cassetto.

Non e' vero che la ricchezza degli italiani non c'e piu',  ci sono milioni e milioni di
patrimoni  e di liquidità  senza impiego  e che non sono ne spesi ne investiti perché non c'è piu' la percezione di sicurezza.

Si sono scritti manuali di sopravvivenza del risparmiatore,  fiumi di pagine su come difendersi dai rischi dei mercati, spiegando sempre piuttosto male cosa e' successo ieri, mai, qualcuno ha azzardato previsioni o ha dato consigli sul da farsi.
E' ora che si creino le premesse positive che anticipano il desiderio di cogliere opportunita' e che ci si azzardi ad indicare percorsi di futuro successo.
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SPREAD:

Tutti ne parlano ma........ pochi sanno esattamente cosa è  e soprattutto come si calcola.

Spread significa "differenza"  e comunemente oggi si definisce " Spread" il differenziale di rendimento tra il Bund Tedesco e il BTP italiano ma .......non è tutto quì!

 La "differenza" è calcolata paragonando il rendimento a scadenza per esempio tra due titoli di stato, ovviamente con la stessa durata ( es: Bund decennali con Btp decennali).

A questo proposito Il SOLE 24 Ore,  pubblica sulla pagina "Mercati Obbligazionari" una tabella intitolata "La forbice dei tassi" dove si evidenziano i rendimenti e le "differenze" di rendimento  "spread" di titoli di stato europei e mondiali  a 2 e a 10 anni rispetto al Benchmark che in questo caso è il Bund tedesco a 2 e 10 anni.

Lo "spread" si calcola in B.P. (Basis Point), una unità è pari a 1/100th di 1%  che si utilizza per indicare il cambiamento di rendimento (più o meno) di  uno strumento finanziario.

 Quanto più alto è lo "spread"  di un determinato titolo rispetto al suo bencmark, tanto piu alto è il rischio che l' emittente il titolo non paghi le cedole e non rimborsi il debito.

Bisogna tener conto che quando si calcola lo "spread" lo si fà con riferimento ad un Benchmark ,che, nel caso del Bund non è freerisk e quindi lo spread  è un differenziale tra maggiori e minori rischi  che nel tempo si continuano a modificare.
Non è invece, come spesso si considera,  una "differenza" rispetto all' investimento privo di rischio.
Esiste anche uno "spread" negativo, quando il Bechmark è più rischioso rispetto al titolo che si utilizza per il confronto.
 E' il caso del Bund (Benchmark) sul Treasury Bills Usa.

Ci sono anche altri tipi di spread come quelli relativi ai tassi applicati ai mutui o quelli indicanti il differenziale che si paga in più per il vincolo di durata di obbligazioni indicizzate (es: Cct) ma oggi non sono d'attualità.

 
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Come cambia la tua rata se aumentano i tassi?

Il tasso di riferimento dei mutui (Euribor) verrà senza dubbi alzato nei prossimi mesi, ma la tua rata rimarrà la stessa?
Le Banche tendono a proporre in questo periodo mutui a tasso variabile per "far passare le pratiche" dato che la rata risulta più bassa ed entra nei parametri di approvazione in relazione al reddito. Ma poi????

ATTENZIONE!!!!!!
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Albert Einstein e la crisi

Sante parole.....


"Non possiamo  pretendere che  le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
 La crisi è la più grande benedizione  per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla  notte oscura. E' nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi  supera sé stesso senza essere 'superato'.


Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell'incompetenza. L' inconveniente delle   persone e delle nazioni  è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c'è merito. E' nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il  conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa, che  è la tragedia di non voler lottare  per superarla."
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Andrew Carlssin: finzione o realtà?

Andrew Carlssin è un signore di 44 anni che vive a New York: lavora a Wall Street in modo piuttosto anonimo, come tanti del resto. Ma l’FBI lo ha arrestato con l’accusa di Insider Trading.

Andrew – bontà sua – è partito con un capitale di 800 USD…ed in 2 sole settimane lo ha moltiplicato: 350 Milioni di USD (sì, avete letto bene: 350.000.000 di dollari). Logico che lo abbiano bloccato.
Fin qui storia già vista: il sospetto che Andrew fosse troppo ben informato da qualche talpa di qualche azienda (ehm, pare abbia speculato su 128 diverse aziende quotate a Wall Street, vincendo sempre!) è logico e normale.

Ma qui viene il bello:

Andrew dichiara di provenire dal futuro, esattamente dal 2256… - Studiando la storia del 2003 (dal 2256!), si è imbattuto nella grave crisi dei mercati del 2003…



- Studiando più approfonditamente, si è annotato i dati di alcune sconosciute società che erano balzate inaspettatamente in alto nelle quotazioni…
- La tentazione era troppo grande, ed ha deciso di viaggiare a ritroso nel tempo per fare fortuna…
- Ha cercato di farlo sembrare naturale, inserendo anche qualche operazione in perdita qui e là…
- Ma si è fatto prendere la mano…
- Per provare che dice il vero, sostiene di sapere dove sarà trovato Osama Bin Laden
- E sa pure come si sconfiggerà l’AIDS…
- Ed è anche disposto a divulgare alcuni ‘historical facts’ futuri (per noi!)…
Chiede solo di poter ritornare alla sua macchina del tempo.
Ma non è disposto a dire dove si trova, per paura che la tecnologia del viaggio nel tempo possa cadere nelle mani sbagliate.

L’FBI pensa che Andrew li stia prendendo per i fondelli o che sia un pazzo, per ora è in prigione.


l'arresto di Andrew da parte dell'FBI!

Tuttavia una accurata indagine ha mostrato che di Andrew Carlssin non c’è alcuna traccia negli archivi di tutti gli Stati Uniti prima del Dicembre 2002!

La storia risulta molta curiosa, resta a voi immaginare se si tratti di finzione o realtà…
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AGOSTO 2010

Analizzando dove e come i mercati finanziari in questo semestre hanno creato valore, ritengo utile fare il punto su quanto accaduto, cercando poi di individuare gli investimenti che potrebbero essere in grado di ottenere buon e performance in futuro 

 

La bolla dei "mutui subprime", madre di tutti i mali , che ha prodotto una crisi mondiale del sistema del credito, mettendo così gran parte delle banche in crisi di liquidità fino, in alcuni casi, ad impedire  lo sviluppo del loro core business (erogare credito), si sta ormai assorbendo e con essa anche le principali conseguenze negative.

 

Ricordo che, molte banche in tutto il mondo, sono addirittura fallite (oltre 150 solo negli Stati Uniti), nonostante i vari governi e banche centrali abbiano provveduto ad effettuare  ingenti iniezioni di liquidità a protezione e difesa del sistema bancario.

Questa situazione estremamente pericolosa, ha costretto governi e banche centrali a pensare  di dettare nuove e più efficaci regole di controllo dei mercati finanziari al fine di evitare che le attività speculative influenzino troppo pesantemente i mercati. 

In questi giorni le banche, in particolare le europee, si sono sottoposte ai famosi "stress test" così da verificare la loro solidità e capacità di reazione nel caso si fosse presentata una situazione di crisi analoga a quella già vista. Spauracchio che si era evidenziato con l'approssimarsi della crisi greca, caratterizzata da massicci interventi speculativi..

 

Alle banche d'investimento americane, prima fra tutte Goldman Sachs, veniva inibito di  continuare ad effettuare operazioni speculative a leva sui mercati domestici, con la conseguenza che codeste hanno pensato bene di spostare la loro attività speculativa sui mercati europei.

 

Lo spostamento è  stato posto in essere in maniera assolutamente singolare: qualche mese fa, per decine di giorni, le società di rating  americane hanno emesso "Downgrade" sulle capacità di rimborso del debito sovrano dei paesi più indebitati dell'area euro quali  Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna (I famosi PIGS) pochi minuti prima della chiusura dei rispettivi mercati azionari, generando così una caduta di quotazioni dell'equity europeo che è durata oltre due mesi.



 

 

Ricordo che non molto tempo fa nel corso di un weekend memorabile, i governanti di tutti paesi europei hanno deliberato un massiccio stanziamento di liquidità, oltre 700 miliardi di euro, per tranquillizzare i mercati preoccupati del rischio di un'eventuale crisi dei debiti sovrani europei.

 

Peccato allora che i famosi stress test, siano stati superati da quasi tutte le banche  senza però tener conto di quanto potrebbe incidere il rischio del debito sovrano sulle stesse banche agenti!

 

Qualcosa di buono però si comincia a intravvedere e ci sono segnali ormai chiari che questa benedetta crisi (crisi del credito), è via via  in fase di risoluzione.

 

Cosa possiamo aggiungere? Come si è comportato in questi frangenti il nostro sistema del credito? Quali rischi corrono i nostri risparmi? E quali opportunità possiamo cogliere?

 

Nella prima parte dell'anno, con uno spunto a cavallo della crisi greca, l’oro considerato bene rifugio, l’ha fatta da padrone, cavalcando un rally fino a $ 1260 l'oncia; però oggi che le tensioni si sono un po' allentate, ha ritracciato, anche se continua ad essere comprato dalle banche centrali dei paesi emergenti.



 

Gran parte delle materie prime hanno iniziato a salire poiché le aziende in vista di una probabile ripresa economica hanno cominciato a ricostituire le scorte.

 


 

Il petrolio è salito da $ 35 a $ 80 al barile, ma  oggi, a causa della perdita incontrollata di oil causata da British Petroleum in un pozzo in prossimità delle coste americane/messicane, veleggia ancora sui 75 / 80 dollari al barile.

 


 

Tra le valute, l’Euro ha progressivamente perso valore nei confronti delle alter valute ed in particolare del Dollaro, passando da un cambio di 1,52 di fine 2009 ad un massimo di 1,19 per poi regredire ancora fino a 1,30 .

 


 



I paesi emergenti hanno continuato a conseguire crescite importanti del Pil (a due cifre); però all'orizzonte cominciano ad intravedersi i primi problemi.

La Cina per esempio, pur avendo una crescita molto sostenuta da qualche tempo, ha la bilancia commerciale passiva; questo significa che importando più che esportando, se non riesce a smaltire la propria produzione aumentando i consumi interni, potrebbe incappare in una crisi di crescita.

 

E le nostre banche cosa hanno fatto? In crisi di liquidità e preoccupate soprattutto della loro sopravvivenza, badando poco agli interessi dei propri clienti risparmiatori, hanno effettuato operazioni di ricapitalizzazione o di raccolta, emettendo obbligazioni ed offrendo loro tassi poco più interessanti (dal 3% al 4% lordo) dei tassi Free risk a fronte di un elevato vincolo temporale(4/5 o più anni).

Consapevoli di avere contratto a suo tempo debiti a condizioni assai peggiori (a tassi anche dell’ 8/9%) hanno tranquillamente utilizzato questa nuova raccolta per estinguere il loro debito residuo per giunta riacquistandolo a sconto.

Questo ha permesso loro di ottenere dei buoni utili e contemporaneamente di  ridurre  il proprio indebitamento. Tutto ciò è avvenuto a scapito dell'attività  “core’’ delle banche, cioè l'erogazione del credito alle imprese, soprattutto medio piccole.

 

Chi è il funzionario di banca che oggi utilizza la nuova  raccolta a basso costo per erogare prestiti, aumentando il rischio di insolvenza del proprio istituto, quando può tranquillamente fare margini sostanziosi comprandosi il suo debito residuo senza rischio ?!?

 

Se bene o male il risparmiatore si è portato a casa il 4% lordo oltretutto su titoli difficilmente negoziabili, c'è anche chi sta peggio, cioè chi, al culmine della crisi, ha sottoscritto i Bund tedeschi a tassi ridicoli(0,60 /0,80%) convinto di poter almeno salvare il capitale. Oggi, a causa della crisi greca detti titoli non solo hanno reso poco ma si sono anche svalutati generando talvolta perdite.

 


 

Non parliamo poi di chi si è fatto attrarre dalle roboanti pubblicità che promettono tassi allettanti sui conti di vari colori, arancio , giallo o blu; spesso e volentieri i tassi dichiarati sono lordi ed altrettanto volentieri sono concessi a fronte di vincoli temporali alle giacenze che se non  rispettati, annullano praticamente il riconoscimento degli interessi o peggio, detti tassi sono vincolati alla sottoscrizione di polizze vita o prodotti ricchi di caricamenti e commissioni.

 

Anche qualche compagnia assicurativa ha pubblicizzato i brillanti risultati della sua gestione separata assicurativa (per esempio Allianz dichiara un 4,51% nel 2009, annata di eccellenza) peccato che poi questo sia un rendimento lordo di tassazione e non tenga conto di quale sia la percentuale di performance che viene retrocessa agli assicurati. Alla fine viene garantito solo un rendimento minimo, assicurativo, dell' 1,50% annuo.

 

Oggi è frequente incontrare risparmiatori che, sconcertati dai risultati di inefficienza delle scelte effettuate dicono al proprio interlocutore bancario prima di porre in essere un qualsiasi investimento: "faccia quello che vuole basta che non mi faccia perdere….!”

 

 

 

Ma veniamo alle opportunità:

 

 

Finora le banche centrali sono state costrette a mantenere tassi di sconto molto bassi e frequentemente vicini allo zero con l’unica e precisa motivazione di non gravare troppo di costi le banche agenti nel momento in cui avessero avuto bisogno di liquidità.

 

Ora che invece le banche sono un pò più liquide ed hanno recuperato elasticità , la situazione si sta pian piano stemperando. 

 

Per questo, la Banca Centrale Europea a luglio ha potuto evitare di rinnovare alle banche agenti i finanziamenti di oltre 400 miliardi di euro al tasso dell'1%.

 

Nel 2011/2013 sono però previsti  corposi rifinanziamenti del debito sovrano e poiché già oggi questo debito sovrano fatica a rifinanziarsi, è inevitabile che il costo del denaro torni a salire.

 

Aggiungendo poi che spesso e volentieri i vari Stati sovrani tendono  a restituire il debito contratto tendenzialmente svalutato da una sana inflazione (vedi l’epoca Craxiana con tassi di inflazione vicini al 25%), credo che una delle migliori opportunità da sfruttare nel secondo semestre 2010 sia una  scommessa sulla crescita dell'inflazione. I segnali già ci sono, l’Euribor sta salendo……..

 

Avendo poi chiaro che, andando ad acquistare parti di debito residuo bancario, esattamente come fanno le banche per se stesse, non si corre un gran rischio ma, più che altro si fa un buon investimento, prenderei in considerazione questa attività.

 

È anche probabile che il petrolio, come tutte le materie prime, nella seconda parte dell'anno riprenda a rivalutarsi.

 

Non sottovaluterei nemmeno l'investimento in equity, oggi le azioni non sono troppo care e spesso e volentieri con la capitalizzazione corrente, offrono dividendi che superano le performance di un normalissimo investimento obbligazionario fatto sul debito sovrano.

 

Non dimentichiamo che i mercati azionari, che sono oggetto di attività fortemente speculative, sono molto volatili e quindi caratterizzati da onde speculative di rialzi e ribassi , ma soprattutto sono facilmente prevedibili, per cui non è difficile inserirsi nei trend ottenendo, con un po' più di rischio,  ottimi risultati.

 

Infatti una performance del 2/2,5%, che rappresenta grosso modo il rendimento annuo di un investimento free risk, la si può ottenere anche nell'arco di una sola seduta
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